Il Tribunale di Milano, con l’ordinanza del 13 luglio 2020, procedimento R.G. 102/2020, ha statuito sulla riconducibilità di un disegno di Giò Ponti nel novero della tutela prevista dalla legge sul diritto d’autore (L. n. 633/1941, di seguito, per brevità: l.d.a.).
L’interrogativo posto al giudice era il seguente: può un disegno utilizzato in modo “seriale” essere ritenuto un’opera figurativa e godere, di conseguenza, della tutela prevista dalla legge sul diritto d’autore ai sensi dell’articolo 2 n. 4 l.d.a.?

Di Giada Iovane


Il caso

Gli eredi di Giò Ponti hanno citato in giudizio – mediante instaurazione di un procedimento cautelare – Coin S.p.A. per avere quest’ultima realizzato e commercializzato una tovaglia, denominata “Twill”, rifacente il disegno bicolore di nome “Eclissi” dell’architetto e designer, apparso sulla copertina di Domus del marzo 1957.  

Secondo gli eredi, la tovaglia Twill riprodurrebbe in via pedissequa il disegno originale di Ponti che sarebbe, rispetto a quello commercializzato dalla società resistente, differenziato unicamente da mere varianti di colorazione.

I ricorrenti eredi Ponti hanno posto a sostegno della propria pretesa due diverse argomentazioni:

  1. in via principale, il disegno Eclissi sarebbe da intendere come un’opera figurativa, tutelata pertanto ai sensi dell’articolo 2 n. 4 l.d.a., “in quanto espressione della particolare corrente della pittura astratta indicata come “Astrattismo geometrico”.
  2. in via solo subordinata, menzionavano altresì la tutela garantita alle opere del design industriale dall’art. 2 n. 10 l.d.a. sussistendo – oltre all’innegabile profilo creativo – anche lo specifico requisito del valore artistico, desumibile dal suo valore estetico.

Per quanto riguarda il primo punto, secondo i ricorrenti, seppur il disegno Eclissi sia stato riprodotto dopo il 1957 su tessuti, piastrelle, tappeti ed architettura d’esterni, questo nasce, ab origine, come opera figurativa e, solo successivamente, si adatta a differenti produzioni tanto architettoniche che industriali.

Sia consentita una breve digressione.

Giò Ponti, tra le altre, negli anni ’20 collaborò con la nota azienda di ceramica e porcellana Richard Ginori, dando vita ad una famosissima e proficua collaborazione, e vinse il “Grand Prix” all’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne di Parigi del 1925. Negli stessi anni in cui tratteggiò l’Eclissi, progettò Villa Planchart (Caracas, 1954 – 1957) i cui esterni riprendono tale disegno e, successivamente, l’Hotel Parco dei Principi di Sorrento (1960 – 1962) caratterizzato, per gli ambienti interni da trenta diversi decori della stessa piastrella. I motivi delle ceramiche sono geometrici o naturalistici, ciascuno con un numero differente di possibili composizioni. Questo grande assortimento di soluzioni ha consentito alle cento stanze dell’albergo di avere ognuna un pavimento unico. La bicromia bianco e blu, che è presente nell’Hotel di Sorrento era già stata sperimentata per le ville Arreaza a Caracas e Nemazee a Teheran. E’ evidente, quindi, come le forme geometriche adoperate per finalità decorative siano una caratteristica tipica dell’opera di Ponti.

In riferimento, invece, al secondo punto, l’opera potrebbe essere, secondo i ricorrenti, riconducibile (ove non fosse ritenuta un’opera figurativa) nel novero delle opere di design industriale e, come tale, tutelata dall’art. 2 n. 10 l.d.a.

Per poter tutelare un’opera di disegno industriale è necessario che questa presenti non solo un profilo creativo (non messo in dubbio per l’Eclissi) ma anche il requisito del valore artistico che, secondo gli eredi Ponti, sarebbe riscontrabile dal fatto che il disegno “era apparso sulla copertina della prestigiosa rivista “Domus”, che esso era stato citato più volte in vari libri e pubblicazioni ed oggetto di varie esposizioni museali tra il 1968 ed il 2018 e che tale disegno, realizzato oltre cinquant’anni fa, richiama tuttora un immutato e vivo interesse di consumatori e imprenditori che se ne contendono lo sfruttamento” (in riferimento al “valore artistico” dell’opera di industrial design, si veda anche Cassazione, sez. I, sent. n. 7477/2017, secondo cui “il valore artistico richiesto per la proteggibilità dell’opera di “industrial design” non può essere escluso dalla serialità della produzione degli articoli concepiti progettualmente, che è connotazione propria di tutte le opere di tale natura, ma va ricavato da indicatori oggettivi quali l’esposizione in mostre e musei, la pubblicazione su riviste specializzate, l’attribuzione di premi ecc.”; Cassazione, sez. I, sent. n. 23292/15 secondo cui “il carattere creativo coincide con quella di creatività richiesta dall’art. 1 della L. n. 633/41 ai fini della protezione delle opere come opere d’ingegno. Tale concetto non corrisponde a quello di novità assoluta, creazione e originalità, bensì fa riferimento alla personale e soggettiva interpretazione di un qualcosa che già può esistere nella realtà concreta e che si manifesta con l’ estrinsecazione dell’ idea espressiva dell’autore che prende forma nella realtà”; e, inoltre: Cassazione, sez. I, sent. n. 22118/15; Tribunale di Milano, 14 giugno 2017; Tribunale di Milano, 5 settembre 2015; Tribunale di Milano, 12 settembre 2009; Tribunale di Roma 18 gennaio 2011).

Veniva quindi richiesta, in via cautelare ed urgente, l’inibitoria all’ulteriore utilizzazione e commercializzazione dei prodotti contestati nei confronti della resistente.

Secondo la resistente Coin S.p.A. il disegno oggetto della controversia sarebbe stato, invece, privo tanto del requisito della creatività (essendo un “pattern geometrico composto da file parallele di tondi formati da due semicerchi giustapposti neri o gialli, in campo bianco: mere forme geometriche semplici, disposte in modo regolare, di colori pieni”) che di quello del valore artistico. Inoltre, proseguendo, le tovaglie Twill sarebbero state al più accomunate all’Eclissi dal solo riferimento alla medesima idea di ispirazione, non tutelabile, poiché la l.d.a. non tutela l’idea in quanto tale.

La decisione

Il Tribunale di Milano ha ritenuto il ricorso fondato: al disegno Eclissi non può non essere riconosciuta la tutela propria del diritto d’autore rispetto all’ipotesi di cui al n. 4 dell’art. 2 l.d.a., individuando in esso i presupposti propri di un’opera figurativa. A nulla rileverebbero gli utilizzi seriali successivi.

I motivi posti a sostegno della fondatezza del ricorso sono i seguenti:

  1. la prima pubblicazione del disegno è avvenuta nel 1957 sulla copertina di Domus. Da tale raffigurazione non si evince in alcun modo la strumentalità ad uno sfruttamento industriale per essere un’opera di design, bensì, si desume unicamente il suo carattere di opera figurativa: “la pubblicazione di esso in effetti non richiamava alcun utilizzo o destinazione al suo sfruttamento seriale in prodotti di consumo ma ne evidenziava il solo aspetto figurativo di opera d’arte del disegno, del tutto apprezzabile e rilevante in sé a prescindere da eventuali successive utilizzazioni seriali”.
  2. La creatività dell’opera è evincibile dalla trasposizione geometrica di un fenomeno naturale (l’eclissi, appunto): vengono utilizzati “dei semicerchi contrapposti a formare quello che dovrebbe alludere al riferimento al corpo celeste aventi colorazioni diverse tra loro, appunto al fine di richiamare in chiave espressiva la separazione tra toni di luce e di colore che costituisce nella realtà l’elemento suggestivo del fenomeno stesso”. Tale disegno astratto si inserisce appieno nella produzione di Ponti che utilizzava elementi grafici, anche molto semplici, inseriti in serie ripetute.

L’opera viene ritenuta di natura figurativa e, quindi, tutelata ai sensi dell’art. 2, n. 4 l.d.a. Non rileverebbero le elaborazioni apparse successivamente alla prima pubblicazione della medesima su Domus, essendo queste non solo riferibili a tale disegno, ma anche caratterizzate da una autonomia realmente minima rispetto al disegno originale.

Per i motivi di cui sopra il Tribunale ha, perciò, ritenuto che i prodotti commercializzati da Coin S.p.A. (tovaglia Twill) riprendono, in via non autorizzata e pertanto indebita, il motivo grafico che caratterizza l’Eclissi.

Identica è infatti la rappresentazione dei due semicerchi associati tra loro, la diversa colorazione che li differenzia, la ripresa della serialità in cui tali singoli elementi vengono associati tra loro e che conferisce altresì l’ulteriore motivo grafico e visivo che caratterizza proprio nel medesimo modo il disegno “Eclissi”. In tale contesto le differenze di colore risultano obbiettivamente non rilevanti al fine di conferire effettiva e concreta autonomia rappresentativa al disegno ripreso nei prodotti di Coin S.p.A., atteso che proprio nella differenza di colorazione, variamente ripetuta, tra i semicerchi si appunta la ricerca grafica dell’artista e la sua scelta compositiva.”

Il Tribunale di Milano, investito dagli eredi del famoso architetto e designer Giò Ponti, ha ammesso l’applicabilità dell’art. 2, n. 4 al disegno Eclissi, ritenuto infatti un’opera figurativa: alla resistente è stata quindi inibita l’ulteriore produzione, commercializzazione, offerta in vendita della tovaglia denominata Twill, recante il disegno in questione, in tutte le sue varianti dimensionali e di colori ed è stata condannata al pagamento della somma di Euro 50,00 per ogni prodotto che sarà offerto in vendita o commercializzato in violazione di tale inibitoria.

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