Il 22 settembre 2022 è entrato in vigore il Regolamento che rende pienamente operativo il PIAO, Piano integrato di attività e organizzazione. Tale Piano ha lo scopo di unificare i principali documenti strategici di molte pubbliche amministrazioni in un’ottica di semplificazione. Come si inserisce in questo contesto la panificazione in materia di digitalizzazione? Che ne sarà del piano triennale ICT degli enti? Il tema del digitale non viene ignorato dal PIAO ma, purtroppo, neanche valorizzato a causa di un evidente difetto di coordinamento normativo.

Inquadramento e riferimenti normativi

Con l’articolo 6 del Decreto legge 80 del 9 giugno 2021 (cd. “Decreto Reclutamento”), recante “Misure urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni funzionale all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per l’efficienza della giustizia”, convertito successivamente dalla Legge 113 del 6 agosto 2021, è stato introdotto il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (cd. “PIAO”).

Come previsto dal comma 2 del citato articolo 6, il Piano dovrebbe definire:

a) gli obiettivi programmatici e strategici della performance […];

b) la strategia di gestione del capitale umano e di sviluppo organizzativo, anche mediante il ricorso al lavoro agile, e gli obiettivi formativi annuali e pluriennali, finalizzati

  • ai processi di pianificazione secondo le logiche del project management,

  • al raggiungimento della completa alfabetizzazione digitale,

  • allo sviluppo delle conoscenze tecniche e delle competenze trasversali e manageriali e all’accrescimento culturale e dei titoli di studio del personale, correlati all’ambito di impiego e alla progressione di carriera del personale;

c) […] gli strumenti e gli obiettivi del reclutamento di nuove risorse e della valorizzazione delle risorse interne, prevedendo, oltre alle forme di reclutamento ordinario, la percentuale di posizioni disponibili nei limiti stabiliti dalla legge destinata alle progressioni di carriera del personale […] e le modalità di valorizzazione a tal fine dell’esperienza professionale maturata e dell’accrescimento culturale conseguito anche attraverso le attivita’ poste in essere ai sensi della lettera b), [..];

d) gli strumenti e le fasi per giungere alla piena trasparenza dei risultati dell’attività e dell’organizzazione amministrativa nonché per raggiungere gli obiettivi in materia di contrasto alla corruzione, […];

e) l’elenco delle procedure da semplificare e reingegnerizzare ogni anno, anche mediante il ricorso alla tecnologia e sulla base della consultazione degli utenti, nonché la pianificazione delle attività inclusa la graduale misurazione dei tempi effettivi di completamento delle procedure effettuata attraverso strumenti automatizzati;

f) le modalità e le azioni finalizzate a realizzare la piena accessibilità alle amministrazioni, fisica e digitale, da parte dei cittadini ultrasessantacinquenni e dei cittadini con disabilità;

g) le modalità e le azioni finalizzate al pieno rispetto della parità di genere, anche con riguardo alla composizione delle commissioni esaminatrici dei concorsi”.

Il Piano definisce anche le modalità di monitoraggio degli esiti, con cadenza periodica, inclusi gli impatti sugli utenti, anche attraverso rilevazioni della soddisfazione degli utenti stessi.

Obiettivi dichiarati di questo Piano unico sono assicurare la qualità e la trasparenza dell’attività amministrativa, migliorare la qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese e procedere alla costante e progressiva semplificazione e reingegnerizzazione dei processi, anche in materia di diritto di accesso.

Al Decreto istitutivo sono seguiti il Regolamento recante individuazione degli adempimenti relativi ai Piani assorbiti dal Piano integrato di attività e organizzazione (DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 24 giugno 2022, n. 81) e il Regolamento recante definizione del contenuto del Piano integrato di attività e organizzazione (DECRETO DFP 30 giugno 2022, n. 132), che è entrato in vigore lo scorso 22 settembre.

Soggetti tenuti all’adozione del PIAO

Sono obbligate ad adottare il PIAO tutte le pubbliche amministrazioni in senso stretto di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con più di cinquanta dipendenti. Sono escluse le scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative.

Le amministrazioni con meno di 50 dipendenti dovranno adottare un Piano semplificato secondo lo “schema tipo” definito dal Dipartimento della funzione pubblica con il citato Decreto del 30 giugno.

I Piani sostituiti dal PIAO

Come previsto dal citato DPR n. 81 del 2022, sono soppressi, in quanto assorbiti nelle apposite sezioni del PIAO, gli adempimenti inerenti ai piani di cui alle seguenti disposizioni:

a) articolo 6, commi 1, 4 (Piano dei fabbisogni) e 6, e articoli 60-bis (Piano delle azioni concrete) e 60-ter, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;

b) articolo 2, comma 594, lettera a), della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Piano per razionalizzare l’utilizzo delle dotazioni strumentali, anche informatiche, che corredano le stazioni di lavoro nell’automazione d’ufficio);

c) articolo 10, commi 1, lettera a), e 1-ter, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Piano della performance);

d) articolo 1, commi 5, lettera a) e 60, lettera a), della legge 6 novembre 2012, n. 190 (Piano di prevenzione della corruzione);

e) articolo 14, comma 1, della legge 7 agosto 2015, n. 124 (Piano organizzativo del lavoro agile);

f) articolo 48, comma 1, del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (Piani di azioni positive).

Struttura e contenuti

Il PIAO è articolato in quattro sezioni:

  1. Scheda anagrafica dell’amministrazione

  2. Valore pubblico, performance e anticorruzione;

  3. Organizzazione e capitale umano;

  4. Monitoraggio, dove saranno indicati gli strumenti e le modalità di monitoraggio, insieme alle rilevazioni di soddisfazioni degli utenti e dei responsabili.

Quanto segnatamente ai contenuti del Piano in materia di digitalizzazione:

  • all’interno della sezione “Valore pubblico, performance e anticorruzione” dovranno essere inseriti:

  • obiettivi di digitalizzazione;

  • obiettivi, strumenti e azioni individuati per realizzare la piena accessibilità dell’amministrazione;

  • elenco delle procedure da semplificare e reingegnerizzare, secondo le misure previste dall’Agenda Semplificazione e, per gli enti interessati dall’Agenda Digitale, secondo gli obiettivi di digitalizzazione ivi previsti;

  • rischi corruttivi e trasparenza.

  • all’interno della sezione “Organizzazione e capitale umano”:

  • l’organizzazione del lavoro agile con l’indicazione di strategia e obiettivi di sviluppo di modelli di organizzazione del lavoro adottati dall’amministrazione.

Scadenze

Il Piano ha durata triennale e deve essere aggiornato annualmente. Dovrà essere approvato il 31 gennaio di ogni anno, pubblicato sul sito istituzionale dell’ente e inviato al Dipartimento della funzione pubblica per la pubblicazione sul portale dedicato.

La sanzioni:

Nel caso il PIAO venga omesso o sia del tutto assente, troverà applicazione l’apparato sanzionatorio previsto all’art. 10, comma 5, del Decreto Legge 150/2009.

In particolare, le sanzioni consistono:

  • nel divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti, che risulteranno avere concorso alla mancata adozione del Piano;

  • nel divieto di assumere e affidare incarichi di consulenza o di collaborazione comunque denominati;

  • nell’irrogazione di una sanzione amministrativa da 1.000 a 10.000 euro prevista dall’articolo 19, comma 5, lettera b), del dl 90/2014, convertito in legge 114/2014, limitatamente alla mancata approvazione della programmazione anticorruzione.

La pianificazione della trasformazione digitale nel PIAO e il rapporto con il Piano triennale ICT dell’ente

Ebbene, alla luce della lettura della normativa relativa al PIAO, è difficile non notare, a fronte di un intento di semplificazione, il mancato coordinamento con i documenti strategici attualmente previsti in materia di trasformazione digitale della pubblica amministrazione.

In particolare, come esposto, il secondo comma dell’art. 6 istitutivo del PIAO prevede che il Piano dovrebbe definire, tra le altre cose:

e) l’elenco delle procedure da semplificare e reingegnerizzare ogni anno, anche mediante il ricorso alla tecnologia e sulla base della consultazione degli utenti, nonché la pianificazione delle attività inclusa la graduale misurazione dei tempi effettivi di completamento delle procedure effettuata attraverso strumenti automatizzati;

f) le modalità e le azioni finalizzate a realizzare la piena accessibilità alle amministrazioni, fisica e digitale, da parte dei cittadini ultrasessantacinquenni e dei cittadini con disabilità”.

Mentre, però, con riferimento ad altri settori, si è optato per la soppressione dei piani che prevedevano i medesimi adempimenti in quanto superati dall’adozione del PIAO, in tema di digitalizzazione è prevista la sola soppressione, in quanto assorbita nelle apposite sezioni del PIAO, dell’articolo 2, comma 594, lettera a), della legge 24 dicembre 2007, n. 244, che disciplina il Piano per razionalizzare l’utilizzo delle dotazioni strumentali, anche informatiche, che corredano le stazioni di lavoro nell’automazione d’ufficio.

È previsto, poi, l’inserimento nel Piano di generici “obiettivi di digitalizzazione” e degli obiettivi in materia di accessibilità.

Nulla si dice, invece, con riferimento al Piano triennale ICT che ogni ente dovrebbe adottare per declinare all’interno del proprio contesto la strategia in materia di digitalizzazione elaborata, a livello nazionale, dall’AgID. Come noto, in particolare, per attuare la strategia nazionale, come previsto dal Piano triennale per l’informatica nella PA e ribadito dalla Circolare MPA n. 3 del 2018, ogni amministrazione deve predisporre un proprio documento strategico: il Piano triennale ICT. Oltre ad essere un obbligo, la redazione del piano triennale per l’informatica dell’ente è fondamentale per organizzare le attività relative all’attuazione della transizione digitale dell’ente che richiedono programmazione (adempimenti, acquisti informatici, migrazione dei servizi, formazione del personale, ecc.).

Il Piano triennale ICT degli enti, sede tradizione di collocazione degli obiettivi di digitalizzazione, è, dunque, soppresso in quanto superato dal PIAO?

L’alternativa a un siffatto scenario è che, non essendo stato soppresso questo tipo di obbligo né quello di elaborare, entro il 31 marzo di ciascun anno gli obiettivi di accessibilità ai sensi della L. n. 4 del 2004, cd. “Legge Stanca”, ci sia, in effetti, una duplicazione di questi adempimenti frutto, con tutta probabilità, di un inadeguato coordinamento.

In questo contesto alle amministrazioni non resta che impegnarsi per garantire l’allineamento costante tra l’aggiornamento degli obiettivi in materia di digitalizzazione e il PIAO, continuando, però, a pianificare la strategia della trasformazione digitale in un separato documento.

È certo, però, che è stata persa un’occasione per valorizzare la pianificazione della trasformazione digitale, in un’ottica di integrazione dei piani più volte auspicato da varie Autorità in primis con gli obiettivi di performance.

Francesca Ricciulli

Author Francesca Ricciulli

More posts by Francesca Ricciulli