Recentemente, una pronuncia del TAR Lazio (la n. 10814 del 2021) ha chiarito i limiti entro i quali è ammessa la divulgazione di informazioni su giochi, scommesse con vincite di denaro, nonché gioco d’azzardo, nel rispetto del divieto imposto dalla normativa vigente, in un procedimento avente ad oggetto la richiesta di annullamento di un ordine di ingiunzione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (“AGCOM” o “Autorità”).

La disciplina: il divieto di pubblicità diretta ed indiretta del gioco d’azzardo

Giova, anzitutto, compiere un breve excursus della normativa vigente in ambito di giochi, scommesse e gioco d’azzardo, nonché della relativa attività promozionale e pubblicitaria.

Nello specifico, il decreto-legge del 12 luglio 2018, n. 87 (“Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese1), all’art. 9 del Capo III, intitolato “Misure per il contrasto alla ludopatia” sancisce il divieto di qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, in qualsiasi modo effettuata e con qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet.

Si intendono vietate altresì le sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive e acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti relativi al gioco e/o alle scommesse.

Il divieto di promuovere il gioco d’azzardo incontra, ad ogni modo, alcuni limiti che il predetto articolo 9 disciplina tassativamente. Difatti, è precisato che il divieto non vige con riferimento alle sole lotterie nazionali ad estrazione differita, nonché le manifestazioni di sorte locali e i loghi sul gioco sicuro.

In caso di mancato rispetto del già menzionato divieto, è prevista l’irrogazione di una sanzione pecuniaria amministrativa di importo pari al 20 percento del valore della pubblicità e/o della sponsorizzazione e, in ogni caso, non inferiore, per ogni violazione, ad euro 50 mila. L’autorità competente per la contestazione e la successiva irrogazione della sanzione è l’AGCOM, secondo quanto disciplinato dalla legge n. 689 del 1981.

La ratio del divieto di pubblicità diretta ed indiretta del gioco d’azzardo è rinvenibile nella maggior tutela da garantire al consumatore e nel rendere più efficace l’azione di contrasto al crescente fenomeno della ludopatia.

Al fine di chiarire l’ambito applicativo dell’art. 9, l’AGCOM ha pubblicato delle Linee guida, con la delibera n. 132/19/CONS, le quali mirano a fornire delle delucidazioni interpretative sulla vigenza del divieto2.

In particolare, le Linee guida, oltre a ribadire i principi ispiratori per la promulgazione della normativa3, hanno chiarito l’ambito di applicazione soggettivo-territoriale, oggettivo e temporale. Merita soffermarsi – per quanto rileva in questa sede – sull’ambito oggettivo della norma. L’AGCOM chiarisce che l’art. 9 prevede il divieto di qualsiasi forma di pubblicità, tra le quali, possono annoverarsi, inter alia, la distribuzione di gadget brandizzati dei prodotti di gioco, l’organizzazione di eventi con premi, le manifestazioni a premio etc.

Tuttavia, l’Autorità precisa che sono escluse dal divieto quelle comunicazioni di carattere informativo, fornite dagli operatori di gioco legale. Quindi, non possono considerarsi sponsorizzazioni le informazioni relative alle caratteristiche dei prodotti e dei servizi di gioco offerto, se rilasciate nel contesto in cui si offre il servizio di gioco a pagamento. A titolo esemplificativo, le informazioni possono riguardare le quote, il jackpot, le probabilità di vincita, le puntate minime e gli eventuali bonus offerti.

Non consistono, altresì, in pubblicità quelle informazioni rese su richiesta della clientela, nei limiti della stessa e capaci – rectius, le informazioni – a consentire scelte di gioco consapevoli.

Il fatto

La vicenda in esame prendeva le mosse dalla delibera n. 22/22/CONS, con la quale l’AGCOM ingiungeva nei confronti di una società (la “Società”) il pagamento di una sanzione di euro 50 mila per aver violato l’art. 9 del decreto-legge del 12 luglio 2018, n. 87 e di ogni altra disposizione ad esso connesso, tra cui le Linee guida sulle modalità attuative del predetto articolo.

L’Autorità ravvisava la violazione nella presenza di un contenuto pubblicato sul sito web della Società consistente in un collegamento ipertestuale alla pagina web del sito internet “Wisecasino.net”, una piattaforma di gioco, e dunque, ritenendolo attività promozionale indiretta del gioco a pagamento, di cui al divieto all’art. 9.

La Società decideva di ricorrere dinanzi al T.A.R Lazio impugnando l’ordinanza, formulando i seguenti tre motivi:

  1. insussistenza ed erronea rappresentazione del presupposto di fatto;

  2. illegittimità costituzionale dell’art. 9 del decreto-legge n. 96 del 2018 per contrasto con gli artt. 49-55, 56-62, 101-102 del TFUE, della Direttiva SMAV del 14 novembre 2018, nonché la Risoluzione del Parlamento europeo del 10 settembre 2013;

  3. illegittimità costituzionale dell’art 9 del decreto-legge n. 96 del 2018 per contrasto con gli artt. 3 e 41 della Costituzione e per violazione del principio del legittimo affidamento, proporzionalità e del principio di certezza del diritto.

Con riguardo al primo motivo, la Società sosteneva che i contenuti pubblicati sul sito non avessero natura pubblicitaria e non si configurasse pubblicità indiretta alla piattaforma di gioco, bensì si trattava di mera comunicazione avente esclusiva finalità descrittiva, informativa e identificativa dell’offerta di gioco legale, funzionale a consentire una scelta di gioco consapevole.

La Società, con il secondo motivo, deduceva in giudizio l’incompatibilità del divieto dell’art. 9 del citato decreto-legge e i principi comunitari riguardanti le regole di concorrenza e le libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi.

Infine, sulla scorta del terzo motivo, la Società adduceva il contrasto della normativa in analisi con l’art. 41 della Costituzione, e, di conseguenza, la violazione del principio di legittimo affidamento, nonché della libertà di iniziativa economica. In aggiunta, sosteneva che la previsione della misura fissa della sanzione ad euro 50 mila avrebbe rappresentato una violazione dell’art. 3 della Costituzione e del divieto di automatismi legislativi nell’applicazione della sanzione.

La decisione del T.A.R Lazio

Il Tribunale amministrativo ha deciso di respingere il ricorso, sostenendo la non accoglibilità dei gravami dedotti dalla ricorrente.

In particolar modo, il T.A.R. ha colto l’occasione per ribadire quanto già le Linee Guida avevano specificato con riguardo all’ambito applicativo del divieto, nello specifico, a quello oggettivo.

Difatti, il giudice amministrativo ha valutato l’inserzione del collegamento ipertestuale quale pubblicità indiretta e non mera comunicazione informativa, tenendo in considerazione le modalità di confezionamento del messaggio (es. linguaggio utilizzato, elementi grafici e acustici, contesto di diffusione).

Il collegamento diretto ed univoco alla piattaforma di giochi aveva indubbiamente finalità promozionale, in quanto lo stesso link era di colore e di carattere diverso rispetto agli altri contenuti del sito e per tale ragione, attirava maggiormente l’attenzione dell’utente visitatore. Inoltre, il collegamento conduceva ad una pagina in cui erano sponsorizzati i migliori casinò online, promuovendo direttamente i portali, con relativi bonus di benvenuto. Non erano ravvisati caratteri meramente informativi, né richieste da parte dell’utente tali da rendere certe determinate informazioni.

Pertanto, la condotta della Società è stata ritenuta in violazione dell’art. 9 del D.L. n. 87 del 2018, in quanto la comunicazione consisteva in una promozione del gioco con vincite di denaro.

Con riguardo al secondo motivo, il giudice amministrativo ha disatteso il gravame della Società, in quanto – come in più pronunce ribadito dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, si ritengono legittime le restrizioni alla libertà di stabilimento e alle libertà di prestazione di servizio, per ragioni di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica, o anche per motivi imperativi di interessi generali, tra i quali la tutela dei consumatori. Ne discendeva, quindi, la discrezionalità del legislatore nel decidere le azioni per contrastare la ludopatia. Pertanto, il predetto art. 9 non è in contrasto con le libertà sopradette, anzi si pone a tutela del consumatore e della salute pubblica.

Per ultimo, con riferimento alla possibile violazione dell’art. 41 e dell’art. 3 della Costituzione, il T.A.R Lazio ha rigettato altresì il terzo motivo, motivando in tal senso: i) non era configurabile una violazione dell’art. 41, in quanto l’apposizione di limiti rispondenti all’esercizio di utilità sociale non coincidono con una lesione della libertà di iniziativa economica, quanto in un bilanciamento tra interessi; ii) non si trattava di un automatismo legislativo nella determinazione della sanzione, in quanto, la norma prevede una forbice edittale, riconoscibile in quel 20 percento.

Brevi cenni conclusivi

Nonostante il dettato normativo risultasse già manifestamente lineare – con specifico riguardo alle Linee guida dell’AGCOM – con questa pronuncia, il T.A.R. ha senza alcun dubbio chiarito, non solo l’ambito oggettivo applicativo della disposizione in analisi, ma altresì la finalità della norma in un bilanciamento con altre disposizioni e i relativi diritti, libertà ed interessi in gioco nel nostro sistema legislativo.

Fabiola Iraci Gambazza

1 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/07/13/18G00112/sg. Il suddetto decreto-legge è stato convertito con modificazioni dalla legge n. 96 del 9 agosto 2018.

3 Tra i principi e le finalità, sono menzionati i seguenti: protezione rafforzata delle categorie vulnerabili, con particolare riferimento ai minori e ai giocatori patologici; contrasto del gioco a pagamento illegale in contrapposizione all’offerta di gioco a pagamento autorizzata, tramite concessione, dall’Agenzia delle dogane e dei Monopoli; riconoscibilità dell’offerta di gioco a pagamento autorizzata rispetto a quella illegale, tramite l’utilizzo di appositi loghi elaborati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli; trasparenza sulle condizioni e servizi offerti, in modo da favorire decisioni di gioco consapevoli; rispetto del principio di proporzionalità.

Author Fabiola Iraci Gambazza

More posts by Fabiola Iraci Gambazza