Expect the unexpected… chi avrebbe mai immaginato che Mercedes Benz potesse decidere di avviare un’azione legale contro alcuni street artist autori di opere riprese in una pubblicità della casa automobilistica?

Per spiegare questo che, apparentemente, potrebbe sembrare un paradosso, proviamo a ripercorrere brevemente la storia.

L’anno scorso, la società tedesca pubblicava sul proprio account Instagram le foto di un SUV serie G 500: l’autovettura era parcheggiata di fronte a un muro dell’Eastern Market di Detroit, sul quale erano presenti murales di Denial, Dabls e Jeff Soto.

Gli artisti, ritenendo che l’utilizzo della foto violasse i loro diritti d’autore, inviavano una diffida, chiedendo un risarcimento dei danni.

Non è la prima volta che street art e pubblicità si incontrano: da tempo, infatti, si è diffusa la street art ads e molte società – McDonald’s e Starbucks, solo per citare esempi noti a tutti – hanno dipinto muri e strade con i propri marchi.

Né è una novità che i pubblicitari abbelliscano i set per spot e shooting ricorrendo a muri dipinti, spesso incappando nelle ire degli artisti. Basti ricordare le azioni legali intraprese dall’artista David Anasagasti contro American Eagle Outfitters Inc., per aver incluso il graffito “Ocean Grown” di Miami all’interno di una campagna pubblicitaria, in assenza di autorizzazione oppure la controversia tra l’artista Revok ed H&M, rea, quest’ultma, di aver utilizzato in una pubblicità un murale, senza versare alcun diritto.

Perché adesso Mercedes Benz agisce in giudizio contro gli autori delle opere?

Il dilemma è presto risolto. La società tedesca, dopo aver ricevuto le diffide degli artisti, è passata al contrattacco, al fine di ottenere una sentenza che dichiari che le opere poste in luoghi pubblici possono essere liberamente utilizzate.

Durante l’udienza che si è tenuta la settimana scorsa presso la Corte Federale di Detroit, il giudice avrebbe affermato che quelle in esame sarebbero opere d’arte, dotate di un carattere distintivo, e che, pertanto, meriterebbero una tutela giuridica. Dal canto suo, Mercedes Benz si è difesa sostenendo di aver ottenuto le autorizzazioni del Detroit Film Office per effettuare gli scatti in quattro aree pubbliche, tra cui l’Eastern Market e che l’uso delle opere sarebbe legittimo in base all’Architectural Works Copyright Protection Act, la legge statunitense che consente di scattare foto di edifici posti in un zone aperte al pubblico.

Sebbene sia prematuro tentare di azzardare un pronostico sull’esito della controversia, ciò che sembra sfuggire alla casa automobilistica è che il diritto d’autore su un’opera d’arte non viene meno per il solo fatto che tale opera si trovi in un luogo pubblico: né la legge americana, né, per rimanere nei confini nazionali, la legge italiana stabiliscono che un’opera dell’arte figurativa sia tutelata dal diritto d’autore solo se collocata all’interno di uno spazio chiuso.

Posta in questi termini, la questione potrebbe apparire banale. A ben vedere, però, come tentacoli di un polpo, nel caso in questione si agitano interessi differenti e, pertanto, è necessario osservare globalmente la problematica.

Ogni volta che una persona fotografa un’opera di street art e pubblica l’immagine sul proprio profilo Instagram è costretto a pagare i diritti all’autore dell’opera? Evidentemente no.

Ciò che occorre considerare è l’utilizzo che si fa della fotografia. Negli ultimi anni, si è dibattuto lungamente sulla libertà di panorama, ossia sul diritto di fotografare opere poste in luoghi pubblici. In Italia, sebbene sia stato presentato un disegno di legge, manca una norma ad hoc, a differenza di altri Paesi: per esempio, in Germania, il paragrafo 59 dell’Urheberrechtsgesetz, la legge sul copyright, ammette la riproduzione delle opere collocate stabilmente in luoghi pubblici, in qualsiasi forma; similmente in Spagna, l’art. 35 del Decreto Reale n. 1 del 1996, consente di riprodurre in forma bidimensionale «opere collocate permanentemente in parchi, strade, piazze o altri spazi pubblici»; così anche in Portogallo, dove l’articolo 75(2) del Codigo do direito de autor e dos direitos conexos, consente la riproduzione delle opere collocate in luoghi pubblici, a condizione che non contrastino – conformemente a quanto previsto dalla Convenzione di Berna – con lo sfruttamento normale dell’opera stessa.

I lettori amanti di Instagram, quindi, possono dormire sonni tranquilli e continuare a fotografare e a pubblicare muri dipinti, senza il rischio di ritrovarsi in un’aula di tribunale.

Discorso diverso, però, deve essere fatto per lo sfruttamento commerciale delle opere. In questa ipotesi, infatti, l’opera è utilizzata non già per finalità private, ma per uno scopo commerciale; in particolare, l’uso dell’opera serve ad abbellire il contesto rappresentato e, quindi, seppur indirettamente, costituisce un beneficio per la società che prova a veicolare i propri prodotti.

Pertanto, il discrimen dovrebbe essere costituito dallo sfruttamento o meno dell’opera, dal fatto che l’opera stessa sia scelta e utilizzata, nel contesto pubblicitario, per impreziosire il set e per soddisfare un’esigenza non di informazione o comunicazione, ma squisitamente commerciale.

A parere di chi scrive, però, occorre adottare una posizione equilibrata e ritenere che il diritto dell’autore sorga nel solo caso in cui lo sfruttamento dell’opera costituisca un elemento essenziale o, quanto meno, centrale dell’immagine o del video pubblicitari: per essere più chiari, la circostanza che un’opera compaia in maniera fugace – ad esempio in una sequenza di una ripresa video – o abbia un posizionamento circoscritto non dovrebbe determinare l’insorgenza di alcun diritto in capo all’autore.

Author elex

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